Creating and Making for a better world

Creating and Making for a better world
Creare e Costruire per un mondo migliore

Saturday, November 22, 2014

CANTO NOTTURNO Dl UN TUTOR ERRANTE ...



Che fai tu, luna, lontana? come fai,
Silenziosa luna?
Viaggi mane e sera, e vai,
Contemplando il deserto del ciel.
Ancor non sei tu paga
Di seguir Kepler?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di obbedir queste sue leggi?
Somiglia alla tua vita
La vita del tutore.
Sorge nel suo stupore
Move la greggia oltre all’aula, e vede
lontane questioni;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
 
Dimmi, o luna: a che vale
Al tutor la sua vita,
Dedicata a voi? dimmi: ove tende
Questo studiar mio breve,
Il mio corso mortale?

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo pensier nella sua mente,
Per le strade e tra la gente,
Pensieri acuti, formulae fatte,
Al vento, alla tempesta, e quando manca
L'oro, e la fiducia gela,
Corre via, corre, anela,
Cerca vettori e diagrammi,
Cade, risorge, e più e più s'affanni,
Senza posa o ristoro,
Lacero e deriso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Meraviglia nuova, immensa,
che la vecchia credenza oblia.
Vergine luna, tale
E' la vita che vale.

L’uomo crea a fatica,
Ed è rischio di morte il facimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
allerto il costruttore
si prende a consolar dell’aver fatto.
Poi che provando viene,
la scienza il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi di rimediar l’errore,
Ed accorto nell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa dal fattore alla sua prole.
Ma perchè dare al sole,
Perchè alla macchina dar vita
Chi poi quella consumar convenga?
Se utile e` il costrutto,
Perchè lo si fa brutto ?
Intatta luna, tale
E' lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse attendi,
Questo viver terreno,
Il viaggiar nostro, l’anelar che sia;
Che sia questo volar, questo supremo
consumar del carburante,
Allontanar dalla Terra, e venir meno
Ad ogni usata, preziosa compagnia.
E tu certo comprendi
Il perchè delle cose, e vedi il frutto
Arrivar tacita e bella,
La spazionave nel tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
viaggi la navicella,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Lo Spazio co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al vecchio tutore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver coi miei pupilli
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in cielo arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Chi c’e`nell’infinito, e quel profondo
Spazio vuoto? che vuol dir questa
Solitudine immensa? Che leggi sono?
Così meco ragiono: e l’Universo
Smisurato e superbo,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni roccia o cosa,
Girando senza posa,
Per tornar spesso là donde son mosse;
Uso alcuno, qualche frutto
Indovinar ci provo. Ma tu per certo,
Immortale viaggiatrice, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri,
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà voialtri; a me la vita è tale.

O greggia mia che studi, oh te beata,
Che l’ignoranza tua, credo, non sai!
Qualche invidia ti porto!
Non sol perchè d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma non t’invidio per lo sprecar del fato.
Ecco tieni lo smartofono in mano,
Tu se' muta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza sosta consumi in quello stato.
Ed io pur seggo accanto all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
La mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E tanto allor io bramo,
Ed ho quasi qui cagion di pianto.
Quel che tu sappia o quanto,
cio che distruggi con quel che sei.
Ed io mi cruccio non poco,
O greggia mia, e di cio` mi sdegno.
Se tu studiar sapessi, ti chiederei:
Dimmi: perchè muovendo
A bell'agio, ozioso,
viaggia l’oggetto spaziale;
senza che nessun tedio l’assale?

Forse s'avess'io l'ale
Da volar oltre le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
Spinto dal tuono del projetto,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Cercando tale nuova scienza, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, officina o scuola,
E' funesto chi crea qualche natale.

[liberamente modificato dal noto Canto del Leopardi] 

Saturday, September 28, 2013

Come Fa chi Fa Bene



Abbiamo scritto recentemente che il “fare” e` cio` che qualifica gli esseri evoluti rispetto a quelli piu` primitivi o a quelli che sono ormai degradati. Il “fare” puo` essere visualizzato come l’apice, l’apogeo, della parabola evolutiva di ogni essere vivente, il “non fare” invece caratterizza ovviamente i momenti di inizio e fine.
Abbiamo anche scritto a proposito dell’impossibilita` di ottenere un qualsiasi vantaggio energetico globale durante una qualunque transazione o trasformazione, come sancito dalla conservazione dell’energia e dalla crescita entropica. Ovvero, nulla si crea o si distrugge ma in ogni trasformazione o interazione si perde qualcosa di utile e l’energia disponibile alla fine risulta sempre meno utilizzabile di quella presente all’inizio.

Se quindi, fino a ieri si poteva vivere da ignoranti nell’illusione di creare un vantaggio per il futuro, oggi si dovra` ragionevolmente cercare di minimizzare lo svantaggio globale introdotto dalle nostre azioni. Lungi dal creare depressione, tale consapevolezza dovrebbe stimolare la sfida ad utilizzare le conoscenze scientifiche e tecniche per ottenere un miglioramento della qualita` della vita nell’ambito dei limiti imposti dalla natura.
Risulta pertanto chiaro che l’individuo evoluto, essendo quello che “fa” nel migliore dei modi (o nel meno peggio degli stessi) perche` si e` migliorato rispetto al passato, deve essere quello che “fa” con il minimo spreco che si concretizza nella minima distruzione dell’esistente.
Ma, se tale principio risultasse troppo vago, potrebbe rimanere il dubbio sul cosa si debba e possa Fare.
Si possono quindi osservare alcuni esempi al limite per chiarire il ragionamento.
E` abbastanza ovvio che passare l’esistenza a scavare buche nella terra per poi riempirle sarebbe uno spreco, anche se si potrebbe considerare una forma del “fare”, ancorche` tra le piu` semplici e meno tecnologicamente avanzate.
All’altro estremo della tecnologia, forse meno ovvio e` che il “fare” una bomba atomica, o qualunque altra arma sofisticata e  capace di distruggere il mondo intero rappresenta un altro spreco solenne in quanto il suo utilizzo porterebbe allo spreco dell’Umanita` intera.
Tra tali due esempi si possono collocare tutte le attivita` umane del “fare” che andranno valutate per capire di qual tipo si tratti. Ovvero se siano attivita` distruttive di spreco, da evitare, o attivita` piu` o meno virtuose da favorire.
Si prenda ora ad esempio un singolo individuo dotato di varie capacita` innate.
Il non uso di alcune di tali capacita` corrisponde ad uno spreco sicuro come risorse inutilizzate.
Al contrario, la massimizzazione dell’utilizzo di tali capacita` offre la speranza di poterle usare per produrre qualcosa di utile. 

Rimane il dubbio se si debba prediligere una capacita` e trascurarne delle altre per massimizzarne il risultato invece di disperdere le proprie energie in una miriade di attivita` inconcludenti. Ed e` su tale argomento che la divisione del lavoro ha fatto leva per secoli in modo da costringere la maggior parte degli individui a fare una cosa sola come ad esempio avvitare bulloni alla catena di montaggio o sviluppare la concentrazione di materiale radioattivo per fare le bombe atomiche. 
Ma se l’operaio in fabbrica o lo scienziato in laboratorio venissero investiti di una responsabilita` piu` ampia nell’ambito di una societa` creativa e non distruttiva, le loro innate capacita` creative potrebbero produrre molte piu` cose interessanti e utili, riducendo lo spreco delle loro vite e delle risorse che utilizzano.
Ecco che, il “fare” piu` efficiente per l’individuo e` quello che vede l’impiego creativo, equilibrato e bilanciato di tutte le sue risorse, mentali e manuali allo stesso tempo.
Insomma, chi “fa” bene, e` colui che, nell’efficienza del suo lavoro creativo, utilizza la mente e la mano in ugual misura. Al contrario, chi “fa” male e, ad esempio, passa la vita a pestare tasti al computer o ad avvitare bulloni avra` certamente sprecato svariate capacita` innate e avra` quindi contribuito al degrado umano e allo spreco di energie piu` di quanto l’eventuale prodotto uscito dal suo lavoro abbia creato benefici all’umanita`.
Venendo al mondo dei “makers”, che sembra essere una nuova tendenza del “fare”, si potrebbe superficialmente vederlo come una buona cosa. Invece, come si e` detto in alcuni precedenti articoli, esso va studiato attentamente per capirne il vero valore.
Alla luce di quanto si e` ragionato, risulta che anche il maker non si sottrae alla necessita` di massimizzare l’uso di tutte le proprie capacita`, minimizzando allo stesso tempo le risorse impegnate per l’ottenimento dei risultati che si prefigge. Ed ovviamente tali risultati non dovranno mai essere di tipo distruttivo come nel caso di quelli che ambiscono a costruire pistole.
Ma purtroppo, gia` il nuovo stereotipo del “maker” che si sta diffondendo come colui che crea con le stampanti 3D, indica la perdita di capacita` creative in paragone con le precedenti generazioni di coloro che lavoravano con uno spettro molto piu` ampio di tecnologie e materiali.
Infatti, il giocare con una stampante 3D sedendo al computer per produrre oggetti piu` o meno monolitici in plastica sembra essere una utilizzazione molto parziale delle capacita` manuali della persona. E l’idea che le capacita` mentali nella creazione delle forme da stampare vengano amplificate grazie all’uso di un computer, di internet o di modelli scaricabili dalla “nuvola” rimane un’illusione alimentata dall’ignoranza del vero “fare”.
Infatti, ad esempio l’uso di machine a controllo numerico tradizionali, ancorche` asservite al computer, consente e richiede un uso piu` elevato della manualita` connessa al ragionamento richiesto dalla creazione della tattica costruttiva. In tal caso, infatti, le apparentemente ridotte liberta` di movimento di fresa e tornio tradizionali, vengono compensate dall’ingegno dell’inteletto che crea le forme come intersezioni ed inviluppi di forme geometriche di base, immaginate nella mente prima che modellate dal computer, senza perdere in originalita` del risultato finale, anzi…
In altre parole, l’apparente liberta` d’azione offerta dalle stampanti 3D, in realta` toglie al “maker” l’uso di numerose capacita` di coordinazione manuale – mentale con conseguente perdita di tali conoscenze ed impoverimento dei prodotti.
Passando ad un livello di artigianato ancora piu` pregiato, non credo che nessuno vorra` discutere la bellezza e potenziale superior qualita` di un prodotto fatto interamente a mano dall’artigiano al suo banco di lavoro. Ad esempio vorrei sapere chi porterebbe con orgoglio delle scarpe in plastica stampate al computer rispetto a delle calzature in vera pelle tagliate e cucite da un calzolaio.
Si faccia pero` attenzione, nessuno dice che il lavoro del calzolaio debba essere antiquato e povero, anzi, un moderno calzolaio potra` comunque aiutarsi nel lavoro di taglio della tomaia con un utensile adeguato, ad esempio un raggio laser onde evitarsi I calli alle mani, sempre che, l’uso del laser sia giustificato in nome del bilancio energetico e della sostenibilita` ambientale. Ma rimane il ragionevole dubbio che l’utensile a taglio laser possa essere congeniale nel momento creativo rispetto alla manipolazione di un coltello o forbice che sono usati da generazioni e probabilmente si sposano meglio di un pennello di luce con il flusso creativo mente-mano che il nostro cervello eredita dai genitori e possiede ormai fisiologicamente. E poi difficilmente un laser da taglio potra` trovar posto in un laboratorio volto al risparmio energetico ed alla eco-sostenibilita`. Senza contare il rischio di bucarsi un dito in un attimo anziche` di farsi lentamente venire i calli di un onesto lavoro.
A questo pounto, vorrei concludere questa prima nota offrendo un criterio di scelta.
“Se il lavoro creativo non comporta la formazione di qualche callo e` molto probabile che non si tratti di vera creativita`”.

Friday, December 21, 2012

Buon Natale

Signore e signori, venghino ad ascoltare, le ultime notizie dall'America, il paese della cuccagna !
Li gli alberi di Natale sono rigorosamente veri, mica plastica e cartapesta, sono grandi e possenti, decorati con le palle piu` pesanti e di splendente cristallo.
Gli alberi sono tutti tagliati freschi all'inizio di dicembre e durano addirittura fino a fine a gennaio, poi si buttano e gli ecologisti li bruciano nel caminetto.
Ma ogni grande albero ha bisogno di solide fondamenta !
Niente paura, quello e` anche il paese con il piu` grande numero di geni ed inventori.
Ed ecco un solido supporto in acciaio verniciato di colori natalizi, snodabile in tutte le direzioni per raddrizzare anche i tronchi piu` storti e capace di aggrappare anche quelli di diametro piu` grande, fino a 6 pollici, e non di lunghezza, signore, di traverso !!!
I commenti si sprecano: "they are fantastic, the best in the world !" e potremmo aggiungere "la fine del mondo !!!"

[ se volete saperne di piu`... http://www.innovationamerica.us/index.php/innovation-daily/26385-entrepreneur-stands-by-his-sturdy-christmas-tree-stand?utm_source=innovation-daily---your-daily-newsletter-highlighting-global-innovation-news-and-trends&utm_medium=gazetty&utm_campaign=12-21-2012 ]


Saturday, December 15, 2012

Un oggettivismo arbitrario




Da un lontano conoscente australiano che vive in Giappone da vent'anni, sempre sulla soglia dell'esaurimento nervoso ma incapace di uscire dalla societa` autoritaria che tanto ama e che lo distrugge, mi e` arrivato il suggerimento di leggere un libro di cui non avevo mai sentito parlare: "La rivolta di atlante", di Ayn Rand.
Ho scoperto che recentemente sono usciti anche dei film tratti dai suoi libri e che la tematica trattata, cioe` la filosofia dell'oggettivismo da lei inventata e` piuttosto attuale di fronte alla crisi del mondo moderno e secondo me e`importante da osservare anche dal punto di vista della Decrescita.
Ho deciso quindi di documentarmi e formarmi un'opinione prima di decidere se andare a vedere i film o leggere i libri. Vediamo di cosa si tratta analizzando i quattro principi della filosofia Randiana.
1) La realta` ed i fatti sono oggettivi, indipendenti dalle sensazioni ed ambizioni umane. Si tratta di una affermazione solamente in apparenza corretta, dato che tale realta` oggettiva e` inaccessibile all'uomo che la vede comunque attraverso i suoi sensi, attraverso l'interpretazione e mediazione del cervello come abbiamo gia` discusso in passato a proposito di realta` e sogni. Ma passi...
2) La ragione e` il solo mezzo di percepire la realta` e di decidere in proposito. Nulla da ridire, l'uso della logica e della ragione e` la sola speranza dell'umanita` di procedere senza cadere nell'autodistruzione; andrebbe messo al primo posto e non al secondo in quanto e` cio` su cui tutto il resto dovrebbe basarsi.
3) Ogni uomo e` fine a se stesso, il suo scopo piu` alto e` di raggiungere la sua felicita` dettata dal suo interesse razionale. E qui cominciamo a dover discutere dato che tale principio di ideale da raggiungere e` del tutto arbitrairo, puo` essere condviso o meno e discusso in eterno e pertanto renderlo un principio assoluto va in completa contraddizione con qualunque tentativo di essere oggettivi.
4) Il sistema politico-economico ideale e` quello del capitalismo "laissez faire" in cui ogni uomo interagisce con gli altri per mezzo di scambi liberi e volontari in cui non si faccia ricorso alla forza fisica come mezzo di convincimento. Ed in tale principio applicativo si scopre il vero problema. Infatti, se la ragione e la liberta` fossero sufficienti non ci sarebbe bisogno di specificare la necessita` di non ricorrere alla forza per convincere il prossimo. Se tale bisogno e` sentito, allora vuol dire che, o la liberta` non e` un concetto sufficientemente chiaro a chi usa la ragione, o ci sono altri tipi di forze non fisiche, che sono accettabili nel raggiungimento dell'accordo tra uomini. Ed infatti questo e` cio` che accade nel capitalismo tanto di piu` quanto piu` lasciato "laissez faire" dato che ogni scambio e` basato sul profitto e dato che il profitto non puo` essere simmetrico, altrimenti non sarebbe tale, una delle due parti deve ricorrere a sotterfugi per profittare sull'altra. Il trucco piu` semplice, utilizzato universalmente, e` di nascondere il vero costo di produzione di un bene al momento della vendita. Un altro trucco, altrettanto diffuso, e` di sfruttare beni apparentemente disponibili liberamente nell'ambiente per produrre cio` che si vende senza restituire alla comunita` il valore di tali beni che si sono depredati gratuitamente (ad esempio l'acqua di un fiume, l'inquinamento dell'aria, i minerali di una cava, ecc...). Insomma, secondo tale punto applicativo si conclude che l'appropriazione di profitto a danno del prossimo o a danno dell'ambiente, purche` non attraverso violenza fisica, sono attivita` lecite il cui scopo e` la felicita` individuale. In altre parole, un mercato basato sulla forza psicologica sarebbe lecito ed addirittura auspicabile.
Appare quindi chiaro che a coloro a cui interessi la sostenibilita`, l'autosufficienza, l'onesta` delle transazioni tra persone e con l'ambiente tale filosofia e` del tutto contraria pur partendo da principi di base come la ragione e la realta` che potrebbero essere invece perfettamente condivisi.
Pur essendo l'oggettivismo Randiano una filosofia apparentemente dismessa credo sia importante conoscerla dato che in questi momenti di crisi della societa` sorge il rischio che persone frustrate dalla perdita di liberta` prodotta dallo stato capitalista si volgano verso soluzioni in cui si riduca il controllo dello stato mantenendo ed esaltando la ricerca del profitto materialistico individuale. Tale rischio non e` del tutto teorico quando si pensi a quella esigua minoranza di indvidui che in questi giorni possiede o controlla la stragrande maggioranza delle ricchezze mondiali. Certamente sono loro quelli che avrebbero il maggior vantaggio nella adozione della filosofia Randiana, apparentemente reintrodotta con tempismo interessante con il collasso della finanza mondiale.
In conclusione dobbiamo tornare ai principi che possiamo condividere tra tutti gli esseri umani, e la ragione e` senz'altro uno di essi, per continuare la ricerca di quelli che devono essere i principi universali e non arbitrari da seguire che, come dimostreremo tra breve, senza introdurre alcun elemento arbitrario o superfluo al ragionamento, portano direttamente alla filosofia della Decrescita.

Saturday, November 24, 2012

Realta` e sogni


Direi che possiamo tutti concordare che gli esseri viventi sono motivati da meccanismi di ricompensa che ci fanno agire per raggiungere obiettivi prederminati fisiologicamente nel nostro organismo. Non ci interessa qui valutare se tali meccanismi siano o meno espressione di una nostra volonta`, cio` e` gia` stato discusso a proposito del libero arbitrio; qui si discute semplicemente di come tali meccanismi influenzano la nostra percezione della realta`.
Tali meccanismi di ricompensa verificano il livello di raggiungimento degli obiettivi e modificano il nostro comportamento incrementado l'intensita` di quelle azioni che aumentano la possibilita` di raggiungerli e riducendo quelle che vi sarebbero contrarie.
A tale scopo il cervello percepisce dagli organi sensoriali (ad esempio l'equilibrio) e dagli stimoli interni (ad esempio il carico sulle gambe) le informazioni necessarie a valutare tali livelli di raggiungimento degli obiettivi (ad esempio la posizione eretta durante una corsa). Tali informazioni vengono combinate con i modelli presenti nel cervello stesso i quali sono modelli della realta` costruiti nel tempo in base all'esperienza vissuta e alla fisiologia ereditaria.
E` evidente quindi che ci sono almeno due livelli di realta`: quella del mondo esterno all'individuo e la sua immagine interna ad esso creata dal cervello come modello ed utilizzata nelle decisioni. Notiamo incidentalmente che qui non interessa definire un valore di verita` assoluta a nessuna delle due realta` menzionate, qui si vuole semplicemente osservare la differenza relativa tra le due.
In ogni caso e` interesse dell'individuo di possedere una rappresentazione il piu` possibile vicina alla realta` esterna in modo da prendere decisioni valide in funzione della propria soppravvivenza che avviene appunto nel mondo esterno.
Ci saranno quindi meccanismi di verifica dei modelli di realta` che correggono tali rappresentazioni comparando i risultati ottenuti con le aspettative; si tratta di un costante controllo degli errori in modo da adeguare i modelli usati alla realta` delle cose. Cito un banale ma interessante esempio, tutti sappiamo camminare e non ci rendiamo conto della complicatezza degli automatismi coinvolti in tali semplici atti fintanto che non mettiamo ai piedi oggetti diversi dalle solite scarpe, ad esempio dei pattini a rotelle con i quali dobbiamo ri-imparare ogni movimento di tutto il corpo. Piu` sottilmente chi sappia sciare si ricordera` che nel mettere ai piedi un paio di sci nuovi c'e` sempre qualche minuto di incertezza durante il quale il cervello registra e corregge il loro nuovo comportamento elastico, di tenuta laterale, peso ecc... . Un altro esempio e` la taratura dei semplici comandi che usiamo ogni giorno quando guidiamo, basti pensare a quando si guida una nuova automobile o motocicletta e le prime partenze e frenate sono sempre a singhiozzo fino a che il crevello modifica il modo in cui il piede o la mano si muovono per ottenere un movimento fluido del veicolo.
Insomma, le mille sfumature del mondo esterno hanno una loro immagine interna al cervello che viene costantemente corretta in funzione degli stimoli esterni e dei risultati che ci aspettiamo di ottenere in base al nostro comportamento.
Il cervello produce costantemente tale mondo immagine per poterci far decidere in modo efficace e rapido in base alla minima quantita` di informazioni esterne.
Ma cosa succede quando tali informazioni vengono a mancare, come ad esempio durante il sonno ?
Il cervello continua a ri-produrre il mondo esterno ma non ha piu` gli elementi per correggere la riproduzione e renderla veritiera. Ecco che nascono i sogni, basati comunque su esperienze e modelli legati alla realta`, ma senza i suoi vincoli fisici.
Il sogno e` quindi un'immagine della realta` distorta dalla mancanza del normale controllo di retroazione.
Il controllo rimane attivo ma su soglie molto piu` elevate che ci fanno rendere conto che stiamo sognando quando l'assurdita` delle esperienze apparentemente vissute supera livelli molto piu` alti di quelli della tipica realta` esterna. Grazie a cio` ci rendiamo conto di quando un incubo diviene insopportabile e ci svegliamo per interromperlo.

Thursday, November 8, 2012

Digitare lo zero

Ma che bella musichetta, vivace e suadente, esce dalla cornetta (si fa per dire, che l'altoparlante e` piu` piccolo d'un cecio ed e` nascosto nello smartofono) seguita da una voce di donna giovanile e rassicurante.
"benvenuto alla EsseBiKappaCi, alla SuaBanKinCulo abbiamo migliorato il servizio per darLe maggior sicurezza; per cortesia digiti il suo numero di conto, seguito dalla data di nascita di sua nonna e la tonalita` delle scoreggie del suo cane seguita dal tasto asterisco se calante oppure dal cancelletto se e` crescente".
Digito come da istruzioni, ma non avendo un cane faccio con le scoregge della suocera.
"grazie, Le consigliamo delle ottime pastiglie al carbonchio per la salute del suo cane" dice la voce che e` diventata piu' sensuale (forse hanno verificato il mio sesso dal numero di conto, peccato che non sanno che sono frocio).
"se vuole acquistare le pastiglie al carbonchio digiti o dica UNO, se vuole un consulto dal veterinario di fiducia della SBiKappaCi digiti o dica DUE, se vuole avere informazioni sul suo conto digiti o dica TRE."
Mah, veramente io volevo un chiarimento su una operazione, vediamo... dico TRE.
"mi dispiace la sua voce non e`chiara, se vuole acquistare delle pastiglie per la gola dica o digiti UNO, se vuole un consulto dal medico di fiducia della SBiKappaCi dica o digiti DUE, altrimenti dica o digiti  TRE per tornare al menu precedente"
Stronzi, meglio che digito TRE.
"se vuole acquistare le pastiglie al carbonchio digiti o dica UNO, se vuole un consulto dal veterinario di fiducia della SBKC digiti o dica DUE, se vuole avere informazioni sul suo conto digiti o dica TRE."
Ecco meglio non usare la voce, digito TRE.
"se vuole sapere come addebitare automaticamente i suoi acquisti per il cane sul suo conto digiti UNO, se vuole sapere come sottoscrivere uno dei nostri Fondinculo digiti DUE, se vuole aiutarci ad elminare l'uso della carta per il bene dell'ambiente e non ricevere piu` l'estratto conto cartaceo digiti TRE, se le hanno rubato soldi dal conto digiti OTTO.
Di sicuro OTTO servirebbe a chiarire almeno la questione delle ultime tasse, pero`, a me piacerebbe parlare con qualcuno, non mi pare che nessuna delle opzioni faccia al caso mio, boh, di solito l'operatore risponde allo ZERO. Digito ZERO.
"mi dispiace, non riconosco  la sua scelta, digiti UNO per tornare all'inizio, digiti DUE per tornare al menu precedente oppure digiti TRE se vuole parlare con un operatore".
Ah, finalmente riesco a parlare con qualcuno, digito senz'altro TRE.
"mi dispiace, per migliorare il servizio abbiamo eliminato tutti gli operatori, digiti UNO per tornare all'inizio, digiti DUE per tornare al menu precedente o digiti TRE se vuole ancora parlare con un operatore"
Boh, cosa vorrano dire? Forse vogliono accertarsi che ho davvero bisogno di parlare con un operatore, magari ne hanno ancora qualcuno; digito di nuovo TRE.
"mi dispiace, se vuole davvero parlare con un operatore cambi banca e ci lasci giocare in pace con i suoi soldi. Saluti".

[ogni riferimento a istituzioni realmente esistenti e` puramente casuale ancorche` estremamente probabile]


Tuesday, September 18, 2012

Arbitrio: libero, indeterministico o caotico

Negli scritti precedenti ci siamo dati ambiziosi traguardi cercando di identificare i principi universali umani in base a cui decidere il corso migliore delle nostre azioni.
Ma abbiamo cautamente anticipato la questione sull'esistenza di tali principi ed ora dobbiamo aggiungere la domanda: quando anche credessimo di sapere in che modo decidere, potremmo farlo davvero ?
Cioe` dobbiamo sgombrare il percorso dall'annosa Questione del Libero Arbitrio, argomento su cui si sono espressi generazioni di pensatori, profeti, santi, dei, figlioli, famigli e semidei nei passati millenni e con cui si trastullano ancora vari filosofi odierni.
Chiunque sano di mente ammettera` che una decisione seria viene presa in funzione di qualche ragionamento, in base ad una analisi della situazione e utilizzando criteri di giudizio. Cio` comprende anche le decisioni che vengono prese d'intuito, solamente con la variante che l'intuito fa tali ragionamenti in modo nascosto, ma giocoforza li deve fare in qualche angolo della mente (e diciamo mente includendo anche eventuali sue estensioni metafisiche, addirittura comprendendo l'anima qualora esistesse). Infatti l'unica alternativa al ragionamento sarebbe una decisione casuale, altrettanto lecita e probabilmente molto piu` comune di quella ragionata, ma certamente non degna di essere considerata come prova del nostro arbitrio dato che verrebbe lasciata ai capricci del caso e non al potere della nostra volonta`.
Quindi, delle due opzioni, la decisione ragionata e quella casuale, consideriamo solamente la prima come possibile prova della liberta` di decidere perche` la seconda non conta.
Ogni ragionamento puo` essere espresso in qualche forma di algoritmo, con dei parametri che lo caratterizzano rispetto ad altri (come ad esempio il peso che si da a certe circostanze piuttosto che ad altre) e delle variabili di ingresso che sono le circostanze in base a cui la decisione viene presa.
Ecco che il ragionamento diventa un meccanismo ed ognuno di noi potrebbe benissimo utilizzare  meccanismi di ragionamento diversi, dopotutto sono proprio questi che ci distinguono come individui. Ma allora la decisione non e` libera opera nostra dipendendo invece da un ragionamento che chiunque, disponendo di uguali parametri e uguali circostanze, potrebbe prendere in modo identico. Cioe`, se la decisione viene presa in base ad un ragionamento, quale che esso sia, non e` libera.
Rimane la possibilita` di trovare la liberta` della nostra decisione nell'unicita` dei parametri di ragionamento che ci caratterizzano, ma anche questi, sono determinati da altri ragionamenti o da altri eventi casuali precedenti. Si puo` procedere a ritroso all'inifinito senza mai trovare nessuna altra causa per le nostre decisioni eccetto i ragionamenti o l'evento casuale. Nulla di libero e` lasciato a noi stessi. Ed evitiamo di entrare nel labirinto che si aprirebbe chiedendoci dunque dove sta` l'essenza di questo essere "noi stessi", se non possiamo decidere nulla.
Tanto per sgombrare ogni dubbio, coloro che credono al libero arbitrio, sono semplicemente quelli che interrompono tale ricerca a ritroso delle cause delle loro decisioni in un punto misterioso che identificano con se stessi, una scatola nera da cui la decisione esce per magia. Ma se solo cercassero di aprire quella scatola troverebbero un'altra infinita catena di ragionamenti ed avvenimenti casuali. Cioe` non troverebbero alcuna liberta` nel loro cosiddetto arbitrio.
Ma allora, siamo disperatamente incapaci di modificare il nostro corso d'azione ?
Probabilmente no, il problema e` che non lo possiamo definire con certezza.
Chi si prendesse la briga di comprendere la dinamica del caos ed i comportamenti caotici, che caratterizzano la stragrande maggioranza dei fenomeni naturali (compresi palesemente il tempo atmosferico e l'altrettanto balordo comportamento di politici e ciarlatani vari), saprebbe che le stesse condizioni iniziali possono, a causa di una variazione microscopica, portare a risultati completamente opposti o enormemente diversi.
Ma da dove puo` venire tale variazione microscopica se non dall'aspetto indeterministico della natura identificato dalla Fisica  Quantistica del secolo scorso e confermato da esperimenti su cui si basano anche dispositivi che usiamo ogni giorno? A chi avesse letto anche il piu` semplice libretto divulgativo al proposito sarebbe chiaro che a causa dell'indeterminatezza quantistica, il povero gatto di Schroedinger non e` ne vivo ne morto fino a che non decidiamo di guardare come sta. E` l'atto stesso dell'osservazione che materializza uno dei due stati di esistenza del povero animale, e lo fa in modo indeterminato.
A livello macroscopico le cose appaiono piu` semplici fintanto che il caos non ci mette mano solamente a causa della somma di un infinito numero di eventi , ma l'essenza del problema rimane identica producendo risultati spesso inaspettati.
Cioe` la nostra analisi e` quella che produce la decisione ma non abbiamo potere completo e definitivo su quale sara` la decisione stessa. E  anche se non procediamo noi stessi in tale analisi, saranno le domande ed i risultati di infiniti altrui ragionamenti ed infinite altre interazioni microscopiche nella materia inorganica (tanto per non chiamarla "inanimata" scatenando un putiferio logico) a condizionare la realta` che tanto ci cruccia.
Ecco perche` e` fondamentale cercare di identificare i principi di cui si parlava all'inizio. Non come se avessimo il potere di creare tali principi con le nostre decisioni, ma perche` il semplice atto di analizzarli li rendera` evidenti. Trattandosi di principi che riguardano una moltitudine di esseri ed eventi ad essi correlati l'effetto statistico mediera` le oscillazioni caotiche dandoci la speranza di trovare quei principi che veramente sono unici, stabili ed universali.